L'osservazione astronomica
L’osservazione astronomica è un’attività che necessita di alcuni accorgimenti fondamentali per essere eseguita al meglio.
Prima e più importante caratteristica per una buona osservazione astronomica sono, ovviamente, delle buone condizioni meteorologiche. Non è sufficiente, infatti, che il cielo ci consenta di vedere l’oggetto che intendiamo osservare per ottenere un buon risultato. Sono altresì necessarie una buona nitidezza del cielo stesso e una certa calma di vento, anche in alta quota. Queste due condizioni prendono il nome unitario di seeing e, sebbene il seeing sia una percezione comunque soggettiva dello stato del cielo, col passare del tempo e l’accumulo di esperienza si riesce a capire piuttosto facilmente quando la serata si presenta con condizioni sufficienti per una buona osservazione.
Un altro problema legato alle condizioni climatiche è il fatto che non tutti gli oggetti sono osservabili al meglio con le stesse condizioni. In effetti per oggetti luminosi e relativamente “grandi” come la Lune e i Pianeti la caratteristica più importante è la calma di vento, anche la nitidezza dell’atmosfera aiuta, ovviamente, ma è sicuramente di secondaria importanza. La situazione si ribalta completamente quando l’oggetto da osservare è poco luminoso come nel caso degli oggetti di spazio profondo: galassie, nebulose, ammassi, ecc.
In questo senso risulta evidente come la pianura sia meglio indicata per l’osservazione di Luna e pianeti mentre la montagna, dove tra le cime dei monti si canalizza spesso l’aria causando delle correnti, aiuti di più l’osservazione degli oggetti di spazio profondo.
Un’altra caratteristica fondamentale per una proficua osservazione è la comodità! Quando si decide di effettuare un’osservazione bisogna considerare che si tratta di un’attività che si protrae a lungo e quindi è indispensabile poterlo fare in una posizione comoda, meglio ancora se seduti. Osservare un pianeta o una galassia non è cosa da qualche secondo se lo si vuole fare seriamente. Spesso l’atmosfera è turbolenta e, soprattutto in alta quota, è quasi impossibile avere condizioni di calma di vento. Quindi quando si osserva è necessario stare all’oculare del telescopio diversi minuti per trovare alcuni istanti in cui tutte le componenti che servono per ottenere il massimo si sommino nello stesso momento. Di conseguenza si capisce come la comodità della posizione e l’adeguatezza dell’abbigliamento siano fondamentali per stare al telescopio parecchi minuti quasi immobili.
In questo senso è importante ricordare che, anche in estate, se si va in montagna, alle medie o alte quote soprattutto, non è difficile avvicinarsi allo zero termico e quindi è sempre meglio avere a portata di mano indumenti adeguati.
Un aspetto non sempre considerato dai neofiti è quello che non si può vedere sempre tutto. Una buona osservazione nasce da un’attenta preparazione a tavolino degli obiettivi, dopo essersi documentati abbondantemente. Spesso le foto dei libri mostrano dettagli e colori che poi non trovano riscontro nella realtà osservativi e ciò porta anche a delusioni in molti casi giustificate solo dalla superficialità dell’approccio. Ad esempio: le notti in cui è presente la Luna mal si prestano all’osservazione degli oggetti di spazio profondo (galassie, nebulose, ecc.) che vengono letteralmente “annegati” nel chiarore lunare. Anche dopo che è tramontata, o quando non è piena, la Luna infastidisce moltissimo l’osservazione degli altri oggetti. Però, mentre i pianeti sono generalmente sufficientemente luminosi da sopportare la presenza del chiarore Lunare, gli oggetti più deboli danno il meglio di se solo nelle notti di Luna nuova, quindi una o al massimo due notti al mese. In assoluto una Luna di tre giorni è già troppo luminosa per i puristi dell’osservazione degli oggetti di profondo cielo anche dopo il suo tramonto!
Un consiglio ulteriore che si può seguire per ottenere di più da oggetti poco contrastati è quello di utilizzare la visione distolta. Questa tecnica consiste nel osservare un oggetto non direttamente ma puntando l’occhio a fianco dell’oggetto in questione in modo da far cadere l’oggetto osservato nel campo visivo delle cellule periferiche dell’occhio (i bastoncelli). I bastoncelli sono meno sensibili al colore e ai contrasti dei coni (le cellule centrali dell’occhio) ma sono più sensibili alla luce in senso assoluto e quindi tenderanno a farci apprezzare molto di più gli oggetti poco contrastati. Ovviamente questa tecnica richiede un minimo di allenamento per essere eseguita correttamente ma una volta che si è in grado di sfruttarla da, spesso, soddisfazioni inattese.
Infine un consiglio piuttosto scontato ma sempre sottovalutato: farsi aiutare! In Italia sono presenti tantissime associazioni di astrofili che sicuramente sapranno aiutarVi a muovere i primi passi. Fare questi primi passi aiutati da qualcuno, che ha già esperienza e probabilmente una buona strumentazione, non può che giovare alla curva di apprendimento che un neofita deve scalare prima di poter camminare con le proprie gambe. L’importante è vincere la pigrizia, la timidezza o l’orgoglio che spesso si prova quando ci si deve proporre a qualcuno che non conosciamo per farsi aiutare o condividere le conoscenze ma si deve tenere conto che questo piccolo sacrificio iniziale porta sempre enormi vantaggi anche nel breve termine.
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